Storie che ti capiscono
La vegetariana
Perché te la consigliamo
Il romanzo che ha vinto il Booker, accompagnato da una camomilla per il silenzio, una confettura di mele cotogne dal gusto dolce-amaro e l'incenso che apre uno spazio contemplativo.
Il momento
Storie che ti capiscono
- catarsi
- introspezione
Perfetta per
- Quando i pensieri non si fermano
- Quando torni a stare con te
I dettagli
C’è un silenzio che cresce tra le pagine, un richiamo sottile che spinge oltre i confini del visibile. La vegetariana è un’esperienza più che una storia, un lento scivolare dentro i pensieri spezzati di Yeong-hye, nel cuore di una ribellione silenziosa e assoluta. Han Kang ci guida in un mondo dove il corpo diventa territorio di rifiuto e metamorfosi, e la mente si rifugia tra sogni vegetali e desideri impalpabili. Ogni parola è un’eco, ogni gesto un simbolo. È una lettura che toglie certezze e restituisce vertigini.
Per accompagnare questo viaggio nel profondo, abbiamo selezionato oggetti che parlano di soglia, di distacco, di trasformazione:
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Camomilla: una miscela naturale che favorisce introspezione e silenzio interiore, in perfetta sintonia con il viaggio mentale di Yeong-hye.
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Confettura di mele cotogne: dolcezza amara, come i legami famigliari del romanzo: un gesto di nutrimento che si fa simbolo di conforto e resistenza.
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Incenso aromatico: per creare un’atmosfera sospesa e contemplativa, come i momenti di distacco e visione che attraversano la protagonista.
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Segnalibro botanico: decorato con illustrazioni vegetali, rappresenta il desiderio di Yeong-hye di fondersi con la natura, rinunciando all’umanità.
Accendi l’incenso. Chiudi gli occhi. Lascia che la prosa di Han Kang germogli dentro di te. Alcuni libri non si leggono: si attraversano.
«Io non lo sapevo. Pensavo che gli alberi stessero a testa in su... L'ho scoperto solo adesso. In realtà stanno con entrambe le braccia nella terra, tutti quanti. Guarda, guarda là, non sei sorpresa?» Yeong-hye era balzata in piedi e aveva indicato la finestra. «Tutti quanti, stanno tutti a testa in giù.» Era scoppiata in una risata incontenibile, e a In-hye erano tornati in mente alcuni momenti della loro infanzia in cui la faccia della sorella aveva esattamente la stesa espressione. Momenti in cui i suoi occhi dalla palpebra singola si restringevano e diventavano completamente neri, e dalla sua bocca prorompeva quella sua risata innocente. «Sai come l'ho scoperto? Be', ho fatto un sogno, e stavo sulla testa... Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici... E così affondavo nella terra. Sempre di più... Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori, così le allargavo; le divaricavo completamente...» Sgomenta, In-hye aveva guardato gli occhi esaltati della sorella. «Devo dare acqua al mio corpo. Non ho bisogno di questo genere di cibo, sorella. Ho bisogno di acqua.» «Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.
- Camomilla
- Confettura di mele cotogne
- Incenso aromatico
- Segnalibro botanico
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